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Navigazione upwind nel kitesurf: la tecnica per recuperare posizione senza sforzo eccessivo

📅 23 Agosto 2026✍️ di Vittorio Leoni⏱️ 5 min di lettura

Ho passato anni sulle onde del Nord Atlantico, e vi dico una cosa che ho imparato sulla mia pelle: la navigazione upwind nel kitesurf non è una sfida di forza bruta, bensì di intelligenza del mare. Troppi atleti la affrontano come una battaglia, consumando energie preziose quando basterebbe capire come il vento, la corrente e l’angolazione del corpo lavorano insieme.

La posizione che perdiamo nel kitesurf non si recupera semplicemente tirando più forte sull’assetto. Se mi risucchia una corrente controcorrente o mi trovo a sottovento rispetto al punto di lancio, devo sapere esattamente dove mettere le mani sull’aquilone e come distribuire il mio peso sulla tavola. È una questione di geometria del vento, non di muscoli.

Capire l’angolo di navigazione e il margine di bordo

Prima di tutto, dobbiamo ricordare che nessun kite ti permette di andare veramente controvento. Quello che facciamo è muoverci in diagonale, sfruttando la Resistenza aerodinamica|resistenza aerodinamica del nostro assetto contro il flusso d’aria. L’angolo di navigazione upwind varia molto a seconda del kite: i modelli più moderni arrivano a 30-35 gradi rispetto alla direzione del vento reale, mentre i vecchi kite ne permettevano solo 40-45.

Conosco bene il limite del margine di bordo perché mi è capitato di recente di trovarmi nella baia di Geirangerfjord con un wind del 12 nodi e un vecchio kite da 17 pollici. Non avrei mai raggiunto la sponda dove avevo parcheggiato il kayak se avessi insistito con quella attrezzatura. Cambiai in kite da 12 e rimpicciolii il modulo: improvvisamente il margine di bordo raddoppiò. La lezione? Adatta la taglia del kite alle condizioni reali, non alla tabella suggerita.

Il margine di bordo dipende anche dalla tavola. Una tavola piatta e stretta naviga più a controvento rispetto a una tavola con volume importante e spigoli morbidi. Se stai con un freestyle board e devi recuperare posizione, stai già partendo svantaggiato.

La tecnica della torsione del corpo e il posizionamento del kite

Ho visto molti principianti cercare di andare upwind piegandosi all’indietro e tirando il kite verso il basso. Sbagliato. Il tuo corpo deve rimanere equilibrato, quasi come fossi in posizione neutra. Quello che cambia è dove posizioni il kite rispetto alla zona di potenza.

In navigazione controvento, tieni il kite alto, intorno alle 11 o 13 (immaginando il cielo come un orologio, con le 12 in cima). Questa posizione massimizza la portanza e minimizza la resistenza. Se lo porti troppo in basso, perdi velocità e fai fatica a mantenere la rotta.

Il posizionamento del corpo è altrettanto critico: piedi leggermente più larghi della larghezza delle spalle, peso distribuito sui talloni, spalle aperte verso il vento. Non ruotare il busto verso dove vuoi andare. La rotazione deve venire dalle spalle, non dalla pancia. Mi è capitato di insegnare questo a un lettore che ha scritto dicendomi di non riuscire a fare margine upwind nonostante avesse esperienza: era il suo busto che si piegava male.

La pratica del tacking e il recupero sistematico

Qui arriviamo al nocciolo della questione. Nel kitesurf, il tacking (il cambio di lato del kite) è l’unica manovra che ti permette davvero di guadagnare terreno quando sei troppo sottovento. Non è elegante come nel windsurf, ma funziona.

Una tacking efficace funziona così: quando decidi che devi virare, porta il kite verso la zona di potenza (le 12), accelera brevemente per aumentare la velocità, poi esegui la virata della tavola facendo perno sui piedi. Durante il cambio, il kite passa dall’altro lato dello specchio di vento. L’errore tipico è di fare il tacking quando la velocità è calante. Se non hai energia, il cambio ti farà perdere ancora più spazio.

Pratico il tacking da anni nelle acque fredde del Nord, dove gli errori si pagano cari. Il consiglio è: fai sempre un ciclo di tre tacking se vuoi recuperare posizione seria. Un singolo non basta, soprattutto se il vento non è forte. Ogni tacking ben eseguito ti guadagna dai 30 ai 50 metri di vantaggio a controvento.

La cadenza è importante. Tacking troppo frequenti ti stancano e riducono l’efficienza generale. Tacking troppo rare non ti permettono di sfruttare il principio di Vettore di forza|vettore di forza che l’angolo di navigazione ti offre. Lo spazio ideale tra un tacking e l’altro dipende dalle condizioni, ma in genere oscilla tra 200 e 400 metri di navigazione rettilinea.

Gli errori che consumano più energia

Ho visto atleti tornare a riva completamente esausti dopo sessioni di due ore in cui non hanno recuperato neanche mezzo chilometro di posizione controvento. Il problema non era la loro forma fisica, ma la loro strategia.

Il primo errore: combattere il vento laterale anziché sfruttarlo. Se il vento viene da nordest e tu sei a sud, non lottare per andare a nord in linea retta. Naviga verso nordovest, poi verso nord, poi verso nordest. È più lungo, ma molto meno faticoso.

Il secondo errore: tenere un kite troppo grande. Sembra controintuitivo, ma un kite sovradimensionato per il vento presente non ti permette margine di controllo upwind. Scendi di misura: avrai meno potenza totale, ma più capacità di andare a controvento.

Il terzo errore: non leggere correttamente il vento. Se vedi che il wind è irregolare, aspetta le raffiche anziché cercare di navigare nel lulls. Molte persone perdono posizione proprio quando il vento cala. Recupera quando c’è la rafica, non quando c’è la bonaccia.

La navigazione upwind nel kitesurf non è questione di resistenza: è questione di comprensione. Conosci i limiti della tua attrezzatura, esegui le manovre con ritmo e pazienza, e accetta che recuperare posizione è una maratona, non uno sprint. Questo insegnamento vale tanto in Norvegia quanto ovunque tu vada a navigare.

Vittorio Leoni

Ha percorso da solo i fiordi norvegesi in kayak e pubblica racconti sulle sue imprese in ambienti estremi. Esperto di pesca sportiva e folklore nordico, offre consigli su come vivere avventure acquatiche sostenibili.